Ci dicono i dizionari che con la parola “sinergia” indichiamo «l’attività simultanea di più organi o funzioni diretta a provocare uno stesso effetto sull’organismo». E tuttavia, oltre che nel campo della fisiologia, il termine viene impiegato nell’ambito sociale. Siamo in tal modo condotti all’idea
della divisione del lavoro. Comprendiamo che la società non è altro che il nome che diamo alla cooperazione fra uomini e donne, portatori di conoscenze, risorse e competenze differenziate.
Per raggiungere le nostre finalità, ricorriamo gli uni egli altri. Senza l’intervento altrui, nessuno può provvedere alla propria vita. Ciascuno si dedica al compito che ritiene di poter svolgere con più appropriatezza; e si rivolge alla cooperazione degli altri per il resto delle sue necessità. Il che pone ognuno di noi nella condizione di pagare quel che sa fare peggio con quel che sa fare meglio. E il risultato è un incremento della produttività del lavoro di ciascuno, che equivale a un aumento del benessere di tutti.
La vita sociale è pertanto un sistema che realizza delle “sinergie”. Anche se sovente ce ne dimentichiamo, la cooperazione sociale è finalizzata esattamente a ciò. E lo è maggiormente quando è volontaria, quando cioè lascia a ciascuno la possibilità di scegliere il compito a cui dedicarsi e gli attori della cui opera avvalersi. È questo il principio su cui si basa ogni società libera.
Lorenzo Infantino, professore di Filosofia delle Scienze Sociali presso la LUISS Guido Carli

